Henry Sidgwick nasce il 31 maggio del 18381
a Skipton, nello Yorkshire. Il padre, il reverendo William Sidgwick2,
preside della locale scuola di grammatica muore quando Henry ha solo
tre anni e non ha alcuna influenza sull’educazione del figlio
(Placido 2005, p. 21). In questi
anni Henry abita a Temby e a Clifton dove frequenta la scuola del
reverendo H. Dale a Blackheat3
(Placido 2005, p. 24). Negli
anni che precedono la vita universitaria un cugino del padre, Edward
White Benson, futuro Arcivescovo di Canterbury, diventerà un punto
di riferimento per tutta la famiglia ed eserciterà un ruolo
importante nella vita del giovane Henry, influenzando le sue scelte e
i suoi orientamenti scolastici. Per Sidgwick lo stretto rapporto con
Benson diventa fonte d’innumerevoli vantaggi, dal punto di vista di
una crescita intellettuale e di una maturazione d’idee e concetti
che resteranno basilari nella sua formazione di ‘uomo e di
studioso’. Ed è grazie alla crescente influenza di quest’ultimo
che nell’estate del 1852 venne deciso che, il settembre successivo,
Henry avrebbe iniziato a frequentare la Rugby, dove lo stesso Benson
avrebbe lavorato come assistant-master,
ossia
professore assistente
nell’insegnamento dei classici. L’influenza di Benson andrà ben oltre
l’educazione della scuola: la sua forte personalità lascerà un
segno profondo sul giovane Sidgwick. Infatti, sotto la spinta di
Benson, Sidgwick segue i passi di suo padre, iscrivendosi nel 1855 al
Trinity College di Cambridge. La sua sarà una carriera universitaria
brillante; supererà con il massimo dei voti gli esami negli studi
matematici e negli studi classici. Nell’ottobre del 1859 sarà
eletto junior
Fellow
del Trinity College1.
L’anno quindi segna il suo passaggio da studente a professore; è
anche l’anno in cui Benson sposa Mary, la più giovane delle sue
sorelle. Da quel momento la vita intellettuale dei due sembra
dividersi e Sidgwick reclama un’assoluta indipendenza di giudizio.
Così Benson cessa d’essere quel punto di riferimento che era
sempre stato fino a quel momento (Placido 2005, p. 26). Nuove fonti d’interesse entrano a far parte
della vita di Sidgwick: prima di tutto a partire da questo periodo
sviluppa un grande interesse per la filosofia; in secondo luogo, nel
1860, viene invitato a far parte degli Apostoli1,
un gruppo di discussione esclusivo che ha esercitato una grandissima
influenza su molti studenti a Cambridge durante il diciannovesimo
secolo. Questo gruppo ha un impatto profondo su Sidgwick: “fu un
esperienza che”, come lui stesso disse, “ebbe più effetto sulla
mia vita intellettuale di qualsiasi altra cosa mi successe dopo”
(Sidgwick & Sidgwick, 1904, p. 34)2.
Nel periodo in cui si laurea a Cambridge, nel 1859, Sidgwick si trova
“in uno stato di disordine religioso, morale e filosofico” che
dura un intero decennio (Shultz 2004, p. 28). La relazione con gli
Apostoli non svolge affatto un ruolo marginale in questo periodo.
Sidgwick e gli altri Apostoli stavano lavorando ad un ideale che
aveva aspetti sia filosofici che teologici: “Ciò a cui noi
puntavamo era una revisione completa delle relazioni umane,
politiche, morali, e economiche, nella luce della scienza […]; e
un’implacabile riforma di tutto ciò che, nel giudizio della
scienza, si pensava non potesse portare alla felicità generale”
(Sidgwick & Sidgwick 1906, pp.
39–40).
Questo periodo è quello che lui stesso
definisce ‘della tempesta e del turbamento’ (“storm
and stress”) caratterizzato dalla
presenza tormentosa del dubbio nei confronti delle convinzioni
religiose e delle relazioni ecclesiali (Placido 2005, p. 29). In
questi anni la sua fede nel Cristianesimo vacilla; inizia così a
studiare l’Ebraico, l’Arabo, la teologia e la storia nel vano
tentativo di trovare delle risposte ai suoi dubbi. Verso la metà del
decennio si dedica completamente allo studio della filosofia, che
occuperà intensamente le sue giornate. Nutre, in particolare, un
profondo interesse nei confronti del pensiero di J. S. Mill3.
L’attrazione in parte è legata ai suoi dubbi religiosi: trova
nell’utilitarismo “una liberazione dalla pressione esterna e
arbitraria delle leggi morali a cui l’avevano educato ad obbedire,
e che si presentavano a lui in una certa misura dubbie e confuse; e a
volte, anche quando chiare, semplicemente dogmatiche, irragionevoli,
incoerenti” (Sidgwick 1907; ch. xvii). Ma il groviglio fra la
visione religiosa e la visone utilitarista lo turba a tal punto da
portarlo a rifiutare la carica: nel 18694,
infatti, sente la necessità di rassegnare le sue dimissioni come
Fellow dal Trinity College dichiarando di “non essere più nelle
condizioni d’animo per sentirsi un membro della chiesa
d’Inghilterra”, rifiutandosi così di accettare la condizione di
sottoscrizione della carica ai 39 articoli della Chiesa
d’Inghilterra5
(Placido 2005, p. 30). Nel 1870 pubblica un pamphlet intitolato The
Ethics of Conformity and Subscription
in cui spiega le ragioni del rifiuto, suscitando un’ampia
discussione che porterà il parlamento ad abolire quelle prescrizioni
due anni dopo (Sorley 1901, p. 169). Nel 1872 spera di essere nominato professore di
filosofia morale a Cambridge, ma dovrà attendere il 1883. Nel
frattempo, a partire da quell’anno, inizia ad insegnare filosofia
politica a Cambridge e nel 1874 pubblica The
Methods of Ethics6.
Quest’opera, per molti versi il capolavoro di Sidgwick,
“rappresenta il punto più alto dell’etica utilitarista
nell’economia neoclassica”
(Stigler, 1980, p. 12).
Sidgwick, infatti, segue la
tradizione utilitaristica classica di Jeremy Bentham e di James e
John Stuart Mill nell’esporre la dottrina normativa del “the
greatest good for the greatest number”
(“la
più grande felicità possibile per il massimo numero possibile”)
secondo cui il fine ultimo dell’azione individuale e sociale è la
promozione della maggior felicità dei membri della società.
Sidgwick, nei suoi Methods of Ethics
elabora un’approfondita difesa di questa etica definendola “la
teoria etica, secondo cui la condotta oggettivamente giusta è quella
che in date circostanze produrrà nel complesso la maggior quantità
di felicità; cioè la teoria che prende in considerazione la
felicità di tutti coloro che sono influenzati dalla condotta in
questione.”
(1907, p. 443)7.
Questa concezione filosofica che ha come
obiettivo la massimizzazione del benessere complessivo, come vedremo
in seguito, sarà alla base di tutto il suo pensiero economico e
politico.
Nel 1875 è nominato Prelector in Moral and
Political Philosophy e dal 1876 collabora attivamente alla nuova
rivista “Mind”, di cui è uno dei fondatori. L’ampiezza dei
suoi interessi è testimoniata dagli importanti contributi in diversi
campi: nel 1878 pubblica l’ampia voce Ethics nella nona
edizione della Encyclopedia Britannica, che ripubblica poi in
volume col titolo Outlines of the History of Ethics for English
Readers nel 1886. In questo periodo, inoltre, il suo interesse
nei problemi sociali lo porta ad occuparsi di economia politica
(Sthepen, 1901, p. 15). Sembra che abbia sviluppato un particolare
interesse nell’economia politica nel 1870, quando inizia sia a
scrivere che a consegnare letture
sulla materia (Schultz 2004, p. 534). L’interesse mostrato da
Sidgwick per l’economia è strettamente collegato alla dottrina
utilitarista, come possiamo notare dalla sua dichiarazione: “
[…] desidero occuparmi solo di quegli studi che, per quanto
astratti, abbiano come fine del loro ragionamento la felicità umana”
(Schultz 2004, p. 42). Nel 1883, anno in
cui passa da professore assistente a professore a pieno titolo alla
cattedra di filosofia morale, pubblica The
Principles of Political Economy; nel
1891 è la volta di The Elements of
Politics, che fino alla metà degli
anni venti del nostro secolo è stato il libro di testo più usato
per gli studi di scienze politiche. Postume appaiono alcune
importanti letture, tra cui, degna di nota, Miscellaneous
Essays and Addresses (1904) a cura
della moglie Eleanor M. Sidgwick e del figlio Alfred, che contiene
importanti saggi di etica e economia, tra cui: The
Scope and Method of Economic Science
(1885), Economic Socialism
(1886), e The Economic lessons of
Socialism (1895).
1
La carriera universitaria di Sidgwick è decisamente ricca di
successi. Dopo la Laurea, infatti, viene nominato Assitant-Tutor
di lettere classiche nel 1859, Lecturer
in Scienze Morali nel 1867 (e nel
1869), Praelector
(aiuto professore) di filosofia morale e di filosofia politica nel
1875 e professore a pieno titolo della cattedra di filosofia morale
nel 1883, carica che mantenne fino poco prima la sua morte.
2
Sidgwick inoltre è stato molto attivo, assieme alla moglie Eleanor
M. Balfour, sorella del conte Alfred Balfour, (che dopo essere
allievo di Sidgwick divenne primo ministro), in due ambiti extra
accademici: il primo è la promozione dell’educazione femminile,
Sidgwick e la moglie Nora, infatti, hanno fondato e sostenuto il
Newnham College (la prima istituzione a Cambridge aperta alle
donne); il secondo gli studi sui fenomeni paranormali ed
extrasensoriali.
3 Pochi mesi dopo Vittoria diventerà regina d’Inghilterra. Sidgwick
morirà di cancro il 28 agosto del 1900, qualche mese prima che lei
morisse. Il percorso della sua vita, quindi, coinciderà con quella
parte della storia dell’Inghilterra definita “epoca Vittoriana”
(Placido 2005, p. 20).
4 William Sidgwick, padre di Henry, prima di intraprendere la carriera
ecclesiastica, si laurea al Trinity College di Cambridge nel 1829.
5 La morte del padre, i frequenti spostamenti, faranno la sua
“un’infanzia disturbata”. Soffrirà per tutta la vita di
disturbi neurovegetativi e, in particolare, di ansia e di dispepsia
(Placido 2005, p. 21).
6 Il 1969 è anche l’anno d’inizio della sua adesione al
Metaphysical Society e della sua adesione agli esperimenti da essa
perseguiti in campo spiritico.
7 Lo statuto universitario prevedeva che tutte le persone ammesse alla
laurea o alla Fellowship si dovessero dichiarare in buona fede
membri della Chiesa d’Inghilterra. Il rifiuto di Sidgwick, il 15
ottobre del 1869, ebbe un effetto clamoroso. Infatti si scoprì, con
la sorpresa di molti, che la maggioranza era diventata favorevole
all’abolizione. L’azione di Sidgwick portò all’abolizione del
testo sia nell’ammissione della Fellowship che della Laurea nel
1871 attraverso un Act
of Parliament
(Sorley 1901; pp. 11 - 12).
8 John Rawls nella prefazione alla settima edizione afferma: “I
Metodi dell’Etica sono la più
chiara e più accessibile formulazione di quella che possiamo
chiamare la dottrina utilitarista classica”. In maniera simile C.
D. Broad, uno dei maggiori ammiratori di Sidgwick, ritiene che I
Metodi dell’Etica siano il miglior trattato di teoria morale che
sia mai stato scritto (Mori 1995, p. XXVI).
9 Sidgwick utilizza indifferentemente i termini “utilitarismo” ed
“edonismo universalistico” (1907, p. 443).
10 Questo gruppo toccò profondamente Sidgwick. Ripensando al suo
periodo negli Apostoli, poco prima della sua morte, disse:
“l’attaccamento nei suoi confronti era di gran lunga il più
forte legame collettivo che io ho conosciuto nella mia vita”
(Sidgwick and
Sidgwick, 1906, p. 34).
11 Sidgwick disse: “la mia prima adesione ad un sistema etico preciso
fu nei confronti dell’utilitarismo di Mill” (Medema 2007, p.
14). Questo interesse nell’utilitarismo risaliva al 1860.
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