La nascita dell'Economia del Benessere


L’economia del benessere può venire considerata come un ramo distinto dell’economia a partire dalla fine dell’ottocento. Ciò non significa che i primi economisti non fossero interessati al benessere della società nel suo complesso – all’opposto, gli economisti classici lo ritenevano un tema molto importante. Ma sul finire del diciannovesimo secolo, non poche ragioni spingevano l’economia del benessere a svilupparsi come branca economica distinta (Backhouse 2003, p. 174).
  1. In primo luogo c’era il desiderio di distinguere meglio l’aspetto normativo e quello positivo della teoria economica, che richiedeva appunto la separazione tra l’economia del benessere e i rami più positivi della disciplina.
  2. In secondo luogo, si avvertiva la necessità di esaminare in modo più approfondito il ruolo dello stato nella vita economica. Non solo lo stato aveva assunto un ruolo più importante nell’ambito dell’economia: il socialismo, o collettivismo, verso la fine dell’ottocento era diventato un tema di discussione importante. Era necessario elaborare criteri di valutazione delle proposte relative all’intervento statale: l’economia del benessere aveva appunto il compito di suggerire tali criteri.
  3. Di pari importanza, inoltre, erano due motivi connessi alla nuova teoria del valore. In seguito al diffondersi delle teorie marginaliste, gli economisti disponevano per la prima volta di un bagaglio tecnico con cui affrontare i problemi di allocazione delle risorse (Backhouse 2003, p. 174): questi ultimi divennero una parte cospicua dell’economia del benessere. Molto più importante è comunque il fatto che la teoria del valore basata sull’utilità marginale significava che la ricchezza non poteva più venire considerata come sinonimo di benessere, dato che l’utilità di una merce non è necessariamente pari al suo prezzo. Gli strumenti dell’analisi marginale (in particolare il concetto di utilità) hanno dato la possibilità di dimostrare in modo più approfondito i fallimenti del sistema della libertà naturale rispetto alla visione classica, sviluppando così una visione chiaramente più positiva delle possibilità offerte dalle azioni di politica correttiva dello stato per promuovere il benessere della società (1) (Medema 2006, pp. 2-3).
Lo sviluppo dell’economia del benessere come ramo separato dell’economia avvenne solo in modo graduale. Tuttavia, a partire dal decennio 1870-1880, verranno poste le basi di quella corrente dell’economia del benessere utilitarista associata soprattutto agli economisti inglesi, quali Sidgwick (2), Marshall e Pigou (Backhouse 2003, p. 174).

1 Steven G. Medema nel saggio “Harnessing self-interest: Mill, Sidgwick, and the evolution of the theory of market failure” (2006) descrive la transizione dall’approccio non interventista della tradizione classica all’orientamento più interventista che caratterizzò i primi periodi dell’economia neoclassica.
2 I contributi di Henry Sidgwick saranno fondamentali per lo sviluppo dell’economia del benessere. Sidgwick, infatti, rappresenta la figura che, forse più di qualsiasi altra, “mette in crisi la forte fiducia nell’efficacia del funzionamento del sistema della libertà naturale dell’economia classica” (Medema 2006, p. 3 ).

Nessun commento:

Posta un commento