Introduzione a Henry Sidgwick


Henry Sidgwick è senza dubbio uno dei filosofi Inglesi più influenti e rappresentativi dell’epoca Vittoriana. Dalla sua ammissione al Trinity College nel 1855 all’età di 17 anni fino alla sua morte come professore ordinario di Filosofia nel 1900, ha svolto un ruolo importante nella scena di Cambridge. Il più popolare ed apprezzato successo di Sidgwick, è indubbiamente l’opera The Methods of Ethics (1874) considerata un classico della letteratura filosofica. Tuttavia, come le pubblicazioni di Sidgwick attestano, egli non fu solamente un eminente filosofo morale, ma anche un esperto epistemologo, classicista, economista e teorico politico. Come testimonia lo stretto legame tra il lavoro di Sidgwick e quello dei suoi successori, da Sidgwick avranno origine molte delle idee che accompagneranno i membri della Cambridge school negli anni successivi (Backhouse 2006, p. 40).
Tuttavia, nonostante Sidgwick sia considerato, insieme a Marshall, uno dei fondatori della Cambridge School of Economics, viene generalmente trascurato dagli storici delle teorie economiche, tanto che il suo ruolo sembra essere per molti versi ‘marginale’ a Cambridge (Backhouse 2006, p. 17). Eppure il nome di Sidgwick e almeno una parte del suo apparato teorico appare nei lavori, non solo di Marshall, ma anche di altre importanti personalità del nuovo approccio all’economia, come il giovane Pigou. La risposta molto probabilmente sta nel fatto che The Principles of Political Economy (1883), la sua prima opera a carattere economico, pur essendo parzialmente influenzata da Jevons e da alcuni dei principali economisti dell’epoca, come Cairnes e Marshall, “è ancora modellata secondo i vecchi stampi” (Blaug 1970, p. 391). Per questa ragione, generalmente, gli storici delle teorie economiche si sono limitati a considerare Sidgwick semplicemente un commentatore o un seguace di J.S. Mill, tralasciando l’importanza delle sue idee nello sviluppo di quel filone dell’economia del benessere che avrà il suo culmine nell’opera Wealth and Welfare di Pigou. Ma questa non è la visione di tutti, infatti, come suggerisce Margaret O’Donnel, “il contributo di Sidgwick all’Economia Politica non è passato inosservato” (1979, p. 587). In primo luogo l’opera The Principles of Political Economy è stata elogiata da più di un vincitore del Premio Nobel, tra cui George Stigler. Stigler, infatti, dopo aver notato come il lavoro di Cournot e Dupuit sul monopolio e sull’oligopolio abbia iniziato ad affacciarsi all’economia Inglese, “in particolare attraverso Edgeworth, Sidgwick, e Marshall”, afferma: “sto iniziando ad ammirare Henry Sidgwick quasi quanto gli altri due. I suoi Principles of Political Economy hanno due capitoli (1) che sono fra i migliori nella storia della microeconomia, che si occupano delle teorie del capitale umano e del comportamento non competitivo” (Stigler, 1982, p. 3). In secondo luogo la sua descrizione dei fallimenti del mercato e dei possibili rimedi, “l’Arte dell’economia politica”, ha ricevuto numerosi riconoscimenti: Marshall, per esempio, prova molta ammirazione nei confronti di Sidgwick ed elogia questa parte dell’opera, definendo la sezione in questione dei Principles “la miglior cosa di questo genere in ogni lingua” (Pigou, 1925) (2).

1 (Book II, ch. IX e X)
2 (Shultz, 2006)

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